Banca Carige, Andrea Marcucci: “Di Maio mente, è lo stesso intervento previsto per Mps”


Il decreto ‘salvabanche’ approvato dal Consiglio dei ministri per tutelare la situazione della Banca Carige ha fatto sollevare una levata di scudi da parte del Pd. Non per il contenuto del provvedimento, condiviso e apprezzato dai dem, ma per le critiche ricevute da Luigi Di Maio e Matteo Salvini quando interventi di questo genere sono stati varati dai governi Renzi e Gentiloni. Il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, spiega in un’intervista a Fanpage.it perché è “incredibile” quanto fatto dal governo e quali sono le accuse mosse nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Marcucci sottolinea le “falsità” dette contro il Pd sul tema delle banche e come la misura approvata in Cdm sia invece “in continuità con le nostre decisioni”. Il senatore del Pd accusa anche Di Maio di “continuare a mentire”, ribadendo che “l’intervento pubblico su Mps – deciso dal governo Gentiloni – è paragonabile a quello adottato dal governo del cambiamento”. E parla del “conflitto d’interesse che riguarda il giro stretto degli amici del presidente del Consiglio”, chiedendo a Conte di rispondere urgentemente in Aula per spiegare “come è andata realmente la serata del Consiglio dei ministri”.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sulla Banca Carige: lo giudica un intervento positivo e utile a salvaguardare i risparmiatori?


Nella situazione data, assolutamente favorevoli, la tutela dei risparmiatori e dei correntisti deve essere la priorità. Questa è la norma, l’anomalia fu la reazione scomposta di Di Maio e Salvini allora.

Oggi il Pd attacca M5s e Lega proprio su questo decreto: per quali motivi?

Hanno scientificamente costruito una lunga campagna elettorale piena di falsità e di livore contro il Pd. Eravamo additati come gli amici delle banche, Renzi l’amico dei poteri forti, quelli che avevano deciso di salvare gli istituti, invece che i poveri cittadini. È letteralmente incredibile che, dopo 7 mesi, si siano ricreduti e in soli 8 minuti abbiano approvato un intervento in tutto e per tutto simile a quelli adottati dai nostri governi.

Qual è la differenza tra questa misura e quelle dei precedenti governi Renzi e Gentiloni sulle banche?

Sostanzialmente si tratta di interventi in continuità con le nostre decisioni. Ora vedo che Di Maio si arrampica sugli specchi per difendersi anche dalla rivolta dei suoi fedelissimi sui social. E lo fa nell’unico modo che conosce: continuando a mentire. Il governo Conte ha dato una garanzia e predisposto una ricapitalizzazione con soldi pubblici. Questa è la verità.

Non crede che le situazioni siano, almeno per ora, un po’ diverse e bisognerà aspettare di capire cosa succederà per paragonarla, per esempio, al caso di Mps?

Nel giugno del 2017, l’intervento pubblico su Mps è assolutamente paragonabile a quello adottato ieri dal governo del cambiamento. Ci chiederanno scusa per gli insulti di questi anni? Non credo, proseguiranno con la politica della doppia morale.

Questa operazione, secondo lei, dimostra che l’unico modo che si ha per salvare i risparmiatori e tutelare le banche è questo? Non esistono altre soluzioni?

Ripeto, nella situazione data, salvare l’istituto bancario significa difendere gli interessi dei correntisti.

Oggi il Pd attacca anche Giuseppe Conte e parla di un’ipotesi di conflitto d’interessi. Perché?

È un tema ricorrente quello del conflitto di interesse che riguarda il giro stretto degli amici del presidente del Consiglio. C’è il suo maestro, Guido Alpa, che è stato a lungo nel consiglio di amministrazione di Carige e poi nella Fondazione. C’è ancora Raffaele Mincione, socio della banca, di cui l’avvocato del popolo è stato consulente. Sono fatti che hanno portato Conte ad uscire dal Consiglio dei ministri, in virtù del suo palese conflitto di interesse?

Presenterete un’interrogazione sulla vicenda che riguarda Conte e porterete il caso in Parlamento? State pensando anche ad azioni di altro tipo?

Vogliamo sapere da Conte come è andata realmente la serata del Consiglio dei ministri. Vogliamo risposte urgenti e non altre veline come quella che ha usato Di Maio oggi per difendere l’indifendibile. Lo abbiamo chiesto direttamente a lui con una interrogazione presentata da 25 senatori Pd.