Sea Watch dopo 6 giorni in attesa di un porto: soccorre gommone con altri 75 migranti


“Ci viene negato, ormai da oltre sei giorni, un porto sicuro. A bordo siamo attrezzati ma l’inverno nel Mediterraneo, con il suo clima insidioso, colpisce persone già indebolite. L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità ora, e la Germania dovrebbe dare il buon esempio”. È questo l’ultimo  appello lanciato da Sea Watch, la ong tedesca la cui nave Sea Watch 3, con 32 migranti a bordo, da sabato è nel Mediterraneo centrale in attesa di un porto sicuro in cui attraccare. L’appello è stato lanciato da Phillip Hahn, capo missione di Sea-Watch. Fino ad ora la nave dell’ong ha ricevuto risposte negative da Italia, Malta, Spagna, Paesi Bassi e Germania: “Si sono rifiutati di assumersi la responsabilità e di concedere a queste persone, in fuga dall’inferno libico, un porto sicuro per Natale”, denuncia l’ong, precisando che fra le 32 persone salvate al largo della Libia ci sono quattro donne, quattro minori non accompagnati e tre bambini.

“Siamo ancora bloccati in mare in un nuovo limbo politico, nell’indifferenza dell’Europa che sembra non voler interrompere la sua feroce politica anti-migrazione”, dicono i volontari della nave umanitaria. “A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto Onu che riporta orrori indicibili in Libia, i governi europei continuano imperterriti a sostenere un sistema che prevede il rientro forzato proprio in Libia delle persone soccorse – aggiunge la portavoce di Sea Watch in Italia Giorgia Linardi – “A Natale spicca in maniera ancora più forte la lucida mancanza di umanità degli stati membri. Come rappresentanti della società civile in mare ci opponiamo strenuamente a questa costante violazione del diritto internazionale e negazione del diritto alla vita, e per questo veniamo lasciati con le persone soccorse in mare aperto a dicembre. Abbiamo comunque festeggiato il Natale, con 17 diverse nazionalità a bordo e 3 diverse religioni. Il nostro regalo di Natale agli ospiti a bordo è stato informare i loro parenti uno a uno, da terra, del fatto che i loro cari fossero vivi. Noi proteggiamo le persone, i nostri governi, cosa proteggono?”.


Intanto il natante si sta dirigendo verso la Libia, dopo aver ricevuto la segnalazione di un gommone con circa 75 persone a bordo. Lo riferisce la stessa Sea Watch su Twitter: “Abbiamo ricevuto un messaggio di soccorso trasmesso via Inmarsat dal Centro di Coordinamento dei Soccorsi di Roma. Mentre i contatti libici forniti non sono raggiungibili Sea Watch si sta dirigendo in area SAR verso il gommone segnalato con circa 75 persone a bordo”, recita il tweet. L’ong spiega che “la posizione del gommone in difficoltà è sconosciuta e i libici, ai quali MRCC Roma riconosce il coordinamento”. “Continuano a essere irraggiungibili. Il nostro capo missione cerca di ottenere informazioni”, aggiungendo che “è assurdo e crudele che questo accada alle porte dell’Europa”.

Gli oltre 30 profughi già in salvo a bordo dell’imbarcazione hanno preso bene la notizia: “Pensavamo fosse difficile dire ai nostri 32 ospiti che la nave è di nuovo diretta verso la Libia, l’inferno da cui sono fuggiti, per trovare un’altra barca in difficoltà. Invece la risposta è stata un applauso e ‘siamo felici se aiutate i nostri fratelli e le nostre sorelle'”. L’ong pubblica poi una foto che mostra migranti e membri dello staff, seduti a terra all’interno della nave, con volti sorridenti.