Reddito di cittadinanza, il Governo pensa a un piano “contro i furbi”


Continua il lavoro del governo per mettere a punto il disegno di legge sul cosiddetto reddito di cittadinanza. La misura, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, è stata finanziata con circa 7 miliardi di euro in legge di bilancio e dovrebbe prevedere il raggiungimento di una soglia minima di 780 euro al mese per chi vive in condizione di povertà. Il Governo è da tempo al lavoro per definire con precisione i criteri di accesso e dunque la platea dei potenziali beneficiari, oltre che per cominciare a capire quali potrebbero essere i meccanismi di controllo più adatti a evitare le distorsioni e le frodi. E proprio di questo aspetto ha parlato il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, a margine di una visita agli anziani dell’Opera Pia Cardinal Ferrari di Milano.

Per il ministro dell’Interno è necessario mettere in campo uno sforzo maggiore per evitare che il reddito di cittadinanza finisca nelle tasche dei “furbetti”. “Chi ha un ricco conto in banca e pensa di fare il furbo, aggiungendo euro a euro, non ne vedrà uno”, ha spiegato il leader della Lega, parlando anche del piano allo studio del Governo: “Ora stiamo incrociando tutte le banche dati, stiamo incrociando i redditi, ovviamente se uno ha due o tre case, o due o tre macchinoni, non vedrà un centesimo di euro”. L’obiettivo, ha specificato, resta infatti quello di “aiutare gli ultimi, i dimenticati, quelli che il lavoro non lo cercano neanche più, a venti o a cinquant’anni”. Già in passato si era pensato a escludere alcune categorie di beneficiari, o di ricorrere con maggiore frequenza ai controlli della Guardia di Finanza per disincentivare eventuali “furbetti” del reddito di cittadinanza.


Il modello leghista del reddito di cittadinanza

Negli ultimi giorni si è molto parlato dell’idea “leghista” per mettere in campo quanto prima il reddito di cittadinanza. L’idea sarebbe quella di affidare l’erogazione del reddito alle imprese invece che ai centri per l’impiego, oppure stravolgere completamente la proposta per applicare il cosiddetto modello Lombardia, che tiene insieme bonus bebè, azzeramento del ticket e assegno di 300 euro per l’inserimento lavorativo, valido per sei mesi
. Ipotesi che per ora non trovano conferme in casa 5 Stelle, con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio che insiste per affidare ai nuovi centri per l’impiego il compito di individuare i beneficiari e gli annessi percorsi di inserimento lavorativo.