Magliette rosse per protestare contro la chiusura dei porti. Salvini ironizza: “Che peccato, non ce l’ho”


Una maglietta rossa per protestare contro la chiusura dei porti e la guerra alle Ong intentata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Da Torino, passando per Roma, Milano e Bologna, oggi, in tutta Italia, si sono svolti numerosi flash mob e migliaia di cittadini hanno indossato una maglietta rossa per rivendicare il principio del rispetto del diritto alla vita e dei diritti umani dei migranti che affrontano veri e propri viaggi della speranza alla ricerca di un futuro migliore in Europa. Una maglietta rossa, come quella indossata dal piccolo Aylan e da decine di altri bambini migranti perché il rosso è il colore che in caso di naufragio viene avvistato più facilmente dai soccorritori, questo è il simbolo scelto per la manifestazione solidale organizzata da Libera e Gruppo Abele e sposata da moltissime organizzazioni umanitarie.

“Vogliamo dire che non esistono confini. Non esiste un’emergenza immigrazione, ma un’emergenza politica di chi usa l’immigrazione per creare consensi e ottenere voti”, ha commentato l’esponente dell’associazione radicale torinese Adelaide Aglietta, Igor Boni. All’appello di Libera hanno aderito numerosi intellettuali, attori e giornalisti italiani come Roberto Saviano, Gad Lerner, Fiorella Mannoia, Alessandro Gassman e Carlo Lucarelli.


Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ironizzato sull’iniziativa: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”, ha scritto su Facebook. Immediata la replica di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e fautore dell’iniziativa nazionale: “Gliela porto molto volentieri una maglietta al Viminale, un piccolo gesto, fatto con rispetto. Credo che dobbiamo poter incontrarci, per metterci nei panni un pò degli altri, perché importante è riflettere, porsi delle domande, anche nelle diversita. La maglietta rossa è un segno, e ai segni devono seguire le azioni”.

Il post di protesta dell’ex deputato Di Battista

Contrario all’iniziativa di Libera l’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista. L’ex parlamentare ha protestato con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacchè di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia, preludio di una delle crisi migratorie più gravi della storia? Sei tu, ti riconosco, sei stato il supporter di Hillary Clinton, ti ci sei fatto anche i selfie insieme, ma è lei che convinse Obama ad uccidere Gheddafi e non lo fece per le violazioni dei diritti umani ma per fare un favore all’amico francese, quel Sarkozy che aveva ricevuto milioni di euro dallo stesso Gheddafi e che aveva paura che un giorno costui avrebbe parlato.

Tu che indossi la maglietta rossa quando eri al governo del Paese non hai fatto nulla per contrastare l’ignobile business sulla pelle dei migranti. Non hai mai fatto controlli su quelle cooperative che si intascavano milioni lasciando alla povera gente soltanto briciole. E perchè non l’hai fatto? Perché erano bacini di voti! Tu con la maglietta rossa ti indigni, ti ergi a paladino dei più deboli, ti scandalizzi per il muro di Trump (che tra l’altro è il muro di Bush padre e figlio, di Clinton marito e moglie e del premio Nobel per la pace Obama) ma taci di fronte a quello in Cisgiordania.

Tu oggi indossi una maglietta ma ne avresti dovute indossare almeno 100 negli ultimi 20 anni, una per ciascuna delle cause che fanno fuggire gli africani o i messicani dalle loro case. E senza rendertene neppure conto sei tu stesso una di quelle cause. Lo sei quando sposi il politicamente corretto quando l’unica soluzione sarebbe urlare; lo sei quando ti affidi, ancora una volta, ai carnefici. Anche se vestiti elegantemente e con il “mignolino” alzato sempre carnefici sono. Lo sei quando, annoiato da un’esistenza troppo comoda, organizzi un festino tra lussuose mura domestiche alimentando quel mercato della droga che, dalle parti dove sono adesso, è una delle ragioni della fuga della povera gente.

Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa ma c’è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie. Quanto conformismo e quanta viltà si nasconde nella facile solidarietà. Ed è quel conformismo che ti fa credere che tu stia facendo qualcosa di buono anche se non stai facendo assolutamente niente”.