Governo M5S-Pd, la minoranza dem vuole referendum aperto ai non iscritti


Mancano pochi giorni alla direzione del Pd, che si terrà il 3 maggio e che dovrà provare a dare una risposta a Di Maio e alle aperture mostrate dal M5S per valutare un’alleanza di governo. Nonostante i renziani di ferro siano arroccati sul fronte del “no”, c’è chi all’interno del Pd giudica positivamente la possibilità di discutere con i grillini di alcuni punti programmatici comuni, come il ministro della Giustizia Andrea Orlando. La sua proposta è quella di sottoporre agli elettori la possibilità che il Pd si segga a un tavolo con Di Maio: la sua soluzione è un referendum aperto a tutti.

“Mi sembrerebbe strano che il segretario lo scelgano gli elettori e invece su una cosa che riguarda davvero tutti gli elettori, si riversi solo sugli iscritti la pronuncia. Sarebbe una soluzione paradossale”, ha spiegato aggiungendo di essere favorevole a “un referendum aperto a tutti, che si registrano seguendo le modalità previste”, ha dichiarato ai microfoni di Radio Capital.
Ma la sua idea ha fatto storcere il naso al deputato del Partito democratico Michele Anzaldi: “Su trattativa con M5s Orlando vuole referendum aperto a tutti, non eventuale consultazione iscritti. Così a decidere se fare inciucio con M5s per Governo Di Maio coi voti Pd sarebbero attivisti M5s e iscritti di Rousseau. Futuro Pd in mano a chi ha votato contro Pd. #senzadime”.


Monica Cirinnà difende la posizione di Orlando: “Stupisce la memoria corta del mio amico Anzaldi che ultimamente da giornalista si è trasformato in fustigatore. Le consultazioni aperte anche ai non iscritti sono il modo con cui abbiamo svolto tutte le nostre primarie, anche per le cariche interne. Come mai ora non vanno più bene, proprio adesso che, riguardo ad una scelta così importante come l’apertura di un confronto programmatico per la formazione di un eventuale governo, potremmo ascoltare l’opinione del più vasto campo dei nostri elettori? Tutte le nostre primarie sono state esposte ad incursioni estranee, a volte pure esaltate come aperture, e non per questo abbiamo smesso di farle”.

Secca la replica di Anzaldi: “A stupire è l’accostamento chiaramente improprio della mia amica Cirinnà tra le primarie per eleggere i segretari del Pd e una consultazione su cosa il Pd dovrebbe fare in merito alla richiesta del Movimento 5 stelle di appoggiare il loro Governo Di Maio. E’ chiaro che sulla presunta trattativa M5s-Pd i cinquestelle sono parte in causa e quindi avrebbero tutto l’interesse a recarsi in massa a votare al referendum Pd per far nascere il loro governo coi nostri voti, con la conseguenza che il futuro del Pd lo deciderebbero gli iscritti di Rousseau. Le primarie per eleggere i nostri segretari, invece, sono chiaramente una questione interna al partito dove ad essere eletto – prosegue – è comunque un esponente del Pd: improbabile che attivisti ed elettori M5s si rechino ai gazebo e paghino per eleggere il leader di un altro partito. Chi meglio della senatrice Cirinnà, peraltro, può testimoniare la distanza tra Pd e M5s su questioni programmatiche dirimenti e l’inaffidabilità dei Cinquestelle, visto il tradimento subito sulla legge che ha introdotto le unioni civili? Ci saremmo aspettati una riflessione di questo tipo, non di tattica congressuale”.