La diocesi contro la sindaca di Torino: no al riconoscimento del figlio di due donne


Nelle scorse ore il Comune di Torino ha registrato, nell’anagrafe cittadina, il figlio di due mamme nato nel nostro Paese. Si tratta del primo riconoscimento alla nascita di un bimbo di una coppia omogenitoriale. Dopo aver annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di dare pari diritti anche “forzando la mano”, la sindaca Chiara Appendino ha deciso di firmare l’atto che appunto riconosce Niccolò Pietro come figlio di Chiara Foglietta, vicecapogruppo del Pd in consiglio comunale, e della compagna Micaela Ghisleni, bioeticista. Una decisione, quella della sindaca del capoluogo piemontese, commentata duramente in un editoriale de La Voce e il Tempo, settimanale della Diocesi di Torino. “Si può pensare che una legge dello Stato venga applicata a libera discrezione degli 8 mila Comuni d’Italia, ciascuno secondo il proprio orientamento? No, lascia davvero sconcertati lo strappo operato lunedì scorso dall’Amministrazione torinese”, così la diocesi riguardo la registrazione all’anagrafe di Niccolò Pietro e di altri tre bimbi nati da coppie omogenitoriali con la procreazione assistita.
“Ogni bambino ha il bisogno di avere un padre e una madre” – “La fuga in avanti del Comune di Torino lascia sconcertati perché rifiuta le basi della vita democratica, autorizzando il pensiero che le leggi siano valide solo per i cittadini che le hanno approvate”, prosegue nel suo commento il direttore del giornale, Alberto Riccadonna. E ancora: “Lo scriviamo con totale rispetto verso la sensibilità delle persone coinvolte in queste vicende, ma crediamo che la richiesta di maternità o paternità da parte delle coppie omosessuali apra questioni troppo delicate per essere affrontata ‘forzando la mano’ alla legge”. Il direttore de La Voce e il Tempo ricorda che “il magistero non si stanca di affermare che ogni bambino – per crescere in modo sereno ed equilibrato – ha il bisogno primario di avere un padre e una madre”.

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