Intervista a Marcucci (Pd) “Se M5S non cambia idea su Jobs Act e riforme niente accordo”


Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito un mandato esplorativo al pentastellato Roberto Fico, che ora dovrà sondare l’esistenza di margini di trattativa per un accordo di governo tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Il Pd, però, sembra non vedere di buon occhio questa ipotesi istituzionale e sostiene che difficilmente un’intesa potrà essere trovata. Il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, in un’intervista rilasciata a Fanpage.it, ha commentato il conferimento dell’incarico esplorativo al presidente Fico e spiegato per quali motivi il Pd e M5S sono alternativi e perché l’accordo è di difficile realizzazione.

Il presidente della Repubblica ha affidato il mandato esplorativo a Roberto Fico: cosa dirà il Pd al presidente della Camera?


Il Pd è vincolato da una decisione assunta quasi all’unanimità dalla nostra direzione. Se i programmi hanno ancora un senso, i margini per un’intesa sono molto difficili. E per noi il programma resta determinante.

In che modo le trattative tra il Partito Democratico e le altre forze in campo possono cambiare con l’incarico a Fico?
C’è un incredibile balletto che i partiti che hanno vinto le elezioni mettono in scena da 50 giorni. M5S e destra devono assumersi l’onere di governare ed interrompere questo spettacolo vergognoso. La nostra posizione è nota da tempo, ascolteremo con la dovuta attenzione il presidente Fico, ma non mi aspetto cambiamenti epocali.

Se prima Fico e poi Mattarella dovessero fare un appello alla responsabilità del Pd, cosa farebbe il partito? A quali condizioni potrebbe accettare?

Il Pd è un partito responsabile ma responsabilità non significa governare con chiunque e su qualsiasi programma. Le coalizioni si formano quando ci sono punti di intesa degni di questo nome. E poi comunque l’opposizione è un’attività molto importante e particolarmente degna.

Questa mattina Di Maio ha presentato la prima stesura di un contratto di governo: ci sono le condizioni per una trattativa e un accordo tra M5s e Pd?

Consiglio al celeberrimo comitato costituito da Di Maio di non fermarsi solo ai titoli ma di approfondire i temi e le posizioni. A meno che i Cinque stelle non cambino idea sul jobs act, sugli 80 euro, sulle riforme, i punti di contatto sono pochi e superficiali.

I dieci punti presentati oggi riguardano famiglia, disoccupazione, sicurezza, sanità, fisco. Il Pd può condividere i temi individuati e può trovare una convergenza con i 5 Stelle?

L’ascolto è dovuto, ma partiamo da distanze molto marcate proprio sui temi oltre che sul concetto della democrazia.

Un dialogo con i Cinque Stelle si può aprire solo a condizione che venga chiuso il ‘forno’ Lega?

E’ una condizione, che però Di Maio potrebbe far saltare con una qualche furbizia. Le intese si fanno sui programmi.

Invece un eventuale passo indietro sulla premiership di Di Maio potrebbe essere per il Pd una condizione necessaria per dialogare con i 5 Stelle?

Non faccio una questioni di nomi adesso ma il problema principale è quello relativo ai contenuti.

Il duro risultato alle elezioni in Molise può essere un segnale lanciato dagli elettori nei confronti del Pd: sta sbagliando il partito a non dialogare con le altre forze per il governo?

Io credo che la posizione assunta dalla direzione Pd sia molto condivisa nella base. In Molise, a poco più di un mese dal 4 marzo, il Pd è andato, come ci aspettavamo, molto male. E’ certo che dobbiamo rivedere molte cose del nostro stare insieme, non possiamo dividerci su tutto, anche dopo aver votato tutti insieme una linea politica . E’ un andazzo che fa molto male al Pd, discutiamo su tutto ma quando prendiamo una decisione, quella decisione va sostenuta.