Reddito di cittadinanza, il M5S spiega come si potrà finanziare


Il ministro del lavoro e del Welfare indicato dai Cinquestelle per un eventuale governo, ha spiegato come si potrà finanziare la misura più attesa del programma del M5S, cioè il reddito di cittadinanza. In un intervento sul blog, Pasquale Tridico, professore di diritto del lavoro all’Università Roma Tre, ha spiegato quali saranno gli altri interventi in campo economico da attuare subito: investimenti pubblici, salario minimo orario, patto di produttività, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

E partiamo proprio del reddito di cittadinanza. Tridico scrive così: “Dopo circa 15 anni di studi e ricerche sui temi del lavoro, della flessibilità, della produttività e della crescita economica posso dire di aver una idea precisa sul mercato del lavoro e sui problemi della scarsa performance della produttività e del Pil in Italia: alla base del nostro declino economico non ci sono solo le politiche di austerità ma anche la precarizzazione del posto di lavoro”. I principali nemici di un incremento dell’occupazione sono appunto l’austerità e la precarizzazione del lavoro, una precarizzazione che viene da lontano, dal pacchetto Treu del 1997 e proseguita fino al Jobs act di Renzi, mentre i salari sono romasti fermi all’accordo del 1993.


“Se il lavoro flessibile costa poco, dato che il lavoratore perde diritti e quote salari, l’impresa rinuncerà agli investimenti ad alto contenuto di capitale, all’innovazione e quindi anche alla formazione di lavoratori qualificati con più alti salari. Verrà azionata la leva della competitività salariale piuttosto che quella della innovazione e del capitale umano costoso e qualificato. Avremo frequenti casi di sotto-mansionamento, e giovani laureati costretti a svolgere lavori meno qualificati con più bassi salari. Avremo anche casi di emigrazione qualificata e “fughe di cervelli” all’estero”, ha spiegato il professore. Qual è dunque la formula per contrastare questa deriva?

Il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza, secondo il professore, potrà sostanzialmente auto-finanziarsi. il provvedimento servirà a spingere “almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) alla ricerca del lavoro”. Costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego, “potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro”, dice Tridico. Questo perché la misura prevede che vengano destinate queste risorse solo a coloro che effettivamente sono in cerca di occupazione, trattandosi tecnicamente di un “reddito minimo condizionato alla formazione e al reinserimento lavorativo”.

“Questo ci permetterà di rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit/Pil potenziale, cioè il cosiddetto “deficit strutturale”, spendendo circa 19 miliardi di euro in più di oggi”, ha detto.

Gli investimenti produttivi dello Stato
Questo è il secondo punto elencato dal ministro-ombra grillino. Gli investimenti produttivi dello Stato, soprattutto al Sud, nei settori a più alto ritorno occupazionale, sono strettamente collegati all’operatività del reddito di cittadinanza, proprio perché serviranno a migliorare la qualità e il livello dei lavori offerti. Sul lato degli investimenti privati il M5S pensa alla Banca pubblica di investimento “che erogherà credito a tassi agevolati a micro, piccole e medie imprese”.

Il salario minimo orario
Tra le priorità anche l’introduzione del salario minimo orario, rivolte alle fasce più deboli della platea di lavoratori, in particolare quelli che non sono tutelati da un contratto nazionale collettivo: “L’obiettivo è di sradicare sfruttamento e precarietà”.

Il Patto di Produttività
Un Patto di produttività programmato tra lavoratori, governo e imprese, è invece necessario per “rilanciare salari, produttività e investimenti, soprattutto in quei settori in cui decideremo di intervenire selettivamente con la riduzione del cuneo fiscale”.

I Robot
L’ultimo punto toccato è quello della “robotizzazione” che deve essere “gestita”, e non abbandonata alla “schizofrenia del mercato”. “Il primo passo in questo senso – ha scritto Tridico – sarà la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, in modo da aumentare l’occupazione e di incentivare la riorganizzazione produttiva delle imprese”.