Minniti: “Lo ius soli è essenziale, l’integrazione aumenta la sicurezza”


Solo il 39% dei Comuni italiani aderisce a progetti di accoglienza. A dichiararlo è il ministro degli Interni Marco Minniti durante un’audizione in comitato Schengen. “Il 39% dei Comuni italiani aderisce a progetti d’accoglienza, un numero non ancora sufficiente e che dovremmo incrementare perché solo così si può avere il superamento dei grandi centri d’accoglienza che non sono funzionali al processo d’integrazione”, ha spiegato Minniti, aggiungendo: “Stiamo lavorando alla conversione in legge del decreto per la creazione dei Centri di permanenza per l’espulsione, che sono altra cosa rispetto ai Cie: ce ne sarà uno per regione e già ne sono stati individuati 11 attraverso l’interlocuzione con le Regioni”. Dunque, in sostanza, come previsto dal decreto immigrazione Minniti – Orlando, verranno creati nuovi centri di espulsione ad hoc sparsi per tutto il territorio nazionale per facilitare le pratiche di rimpatrio.

Proseguendo, Minniti ha poi illustrato ai commissari i numeri relativi agli arrivi di migranti suddivisi per Paesi di provenienza: “Gli arrivi di migranti dalla Tunisia hanno conosciuto una crescita impetuosa, si sono triplicati, ma parliamo di numeri nemmeno lontanamente paragonabili a quelli della rotta libica. Gli arrivi dall’Algeria sono raddoppiati, quelli dalla Turchia sono aumentati del 63%, ma siamo sempre in presenza di numeri che non permettono di sostenere l’apertura di rotte alterrnative. Almeno per adesso è così, poi certo nessuno ha la palla di vetro, ma al momento gli arrivi di migranti nel nostro Paese sono per il 92,5% dalla Libia, l’1,7% dalla Tunisia, l’1,3% dalla Turchia, l’0,8% dall’Algeria. Il 3,3% sono rintracci a terra”, ha spiegato il titolare del Viminale.


Concludendo, infine, il ministro Minniti si è soffermato a parlare dello Ius Soli, spiegando che il tema andrebbe nettamente separato dalle politiche migratorie perché in realtà l’argomento attiene più alla sfera dell’integrazione: “Io ho il profondo convincimento che lo Ius soli debba essere separato in modo molto netto dalle politiche migratorie, perchè non c’entra, ma riguarda persone che sono nate in Italia, figlie di persone che hanno già un permesso di soggiorno riconosciuto. Oltretutto, Ius soli è una terminologia insufficiente a mio avviso, perché c’è anche lo Ius culturae, ma questo tema c’entra con le politiche di integrazione. Sono convinto che nei prossimi 15 anni, nelle grandi democrazie del Mondo, non solo in Italia, il futuro si giocherà sulle capacità di gestire politiche di integrazione queste sì, sono collegate alle politiche di sicurezza”.

“Lo ius soli è uno strumento essenziale di integrazione. Stiamo parlando di persone nate in Italia e che qui hanno compiuto un ciclo scolastico. Se non riconosciamo loro la cittadinanza alle condizioni fissate dalla legge in discussione, rischiamo di allontanarle e di spingerle alla ricerca di un’identità diversa, con tutti i rischi che questo può comportare, come le vicende terroristiche che hanno drammaticamente colpito l’Europa ci insegnano”