Il sindaco di Lampedusa: “Isola al collasso, chiudiamo l’hot spot”


La politica che ha governato la Lampedusa dell’ex sindaco Giusi Nicolini è finita con le elezioni amministrative, quando i cittadini si sono espressi con una bocciatura dell’amministrazione in carica, esprimendo alla prima cittadina uscente meno di 1000 preferenze e relegandola al terzo posto dopo Totò Martello del Pd, e Filippo Mannino, simpatizzante del M5S. L’apertura mostrata più volte dalla Nicolini le era valsa il Premio Unesco per la Pace, mentre il docufilm “Fuocammare” sull’accoglienza di Lampedusa aveva vinto l’Orso d’oro a Berlino. I tempi però sono cambiati e il nuovo sindaco Totò Martello, sostenuto dal Pd, non ha fatto mai mistero del fatto che “sull’accoglienza deve cambiare tutto”, promessa annunciata poche ore dopo la vittoria alle amministrative. Intervistato da Radio Capital, il Primo cittadino di Linosa e Lampedusa ha spiegato che

Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono 180 tunisini, molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada. Chiedo che venga chiuso l’hot spot, una struttura inutile che non serve a niente.


Con la strada libica chiusa grazie agli accordi tra il governo italiano e quello di Tripoli, gli sbarchi residui sono prevalentemente di tunisini, che tuttavia secondo Martello nei bar “si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più”. Benché dovrebbero restare nell’hot spot, spiega ancora il sindaco, e “nonostante il centro sia presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, i tunisini entrano ed escono come e quando vogliono. Non c’è collaborazione fa parte delle istituzioni. Chiedo l’intervento diretto del ministro degli Interni”.

Nicolini: “Una sola denuncia registrata”
Giusi Nicolini, oggi nella segreteria nazionale del Pd, conferma a Repubblica che una rotta tunisina si è riaperta, ma si tratta di “piccoli gruppi che arrivano con piccole barche, alcune delle quali riescono a raggiungere anche il litorale agrigentino per sfuggire ai controlli. Quelli che si trovano nell’Hot spot di Lampedusa sanno di dover essere rimpatriati, il vero problema è quello di evitare di trattenerli a lungo nell’isola”. Quanto ai dati di Martello, secondo cui ci sono furti e molestie, la Nicolini fa presente che, in base alle denunce presentate ai Carabinieri, c’è stato “solo un furto da un negozio di frutta e verdura, inoltre l’isola è piena di turisti e non mi pare che ci siano state molestie da parte di tunisini”. Pertanto, conclude, “ho l’impressione che il sindaco di Lampedusa voglia fare del terrorismo”.