Abuso d’ufficio, Cantone: “No a depenalizzazione, ma bisogna limitarlo ai casi più gravi”


Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, intervenuto alla Luiss durante la presentazione del master in “Compliance e prevenzione della corruzione”, parla del reato di abuso d’ufficio. Nella sua forma attuale il reato bloccherebbe la macchina burocratica. Secondo quanto ha riportato il Messaggero le limitazioni andrebbero introdotte per evitare di paralizzare chi amministra: il timore di finire sotto processo potrebbe portare molti funzionari pubblici a non voler mettere la propria firma sugli atti.

“Non parlo di una depenalizzazione -ha detto Cantone – ma di una restrizione delle condotte punibili, che individui in modo più puntuale quelle che perseguono interessi personali o determinano ingiusti vantaggi attraverso atti illegittimi nella pubblica amministrazione”.


Secondo il presidente dell’Anac la maggior parte delle inchieste si chiude con l’assoluzione, l’archiviazione o il proscioglimento. Sono pochi i procedimenti aperti dalle procure per abuso d’ufficio che effettivamente arrivano poi a condanna. Per evitare l’immobilismo delle amministrazioni, si dovrebbe intervenire per restringere il campo e focalizzare meglio “le condotte da perseguire”.

Cantone propone quindi uno svecchiamento dell’articolo 323 del Codice penale, secondo cui può essere punito con un periodo di reclusione che va da 6 mesi a tre anni quel funzionario pubblico che “Intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arreca ad altri un danno ingiusto”. L’ultima modifica all’articolo risale a vent’anni fa.