Anche il ministero della Salute smentisce la bufala: i migranti non portano malattie


Per la prima volta verranno pubblicate le linee guida sanitarie per l’accoglienza ai migranti, un documento tecnico-scientifico nazionale che vuole superare la frammentazione delle modalità di gestione degli arrivi nel nostro Paese. In Italia non esisteva un’indicazione chiara sull’assistenza ai migranti, mancando finora un insieme di regole condivise, e molto era lasciato all’improvvisazione del personale sanitario. L’Istituto Nazionale per la promozione della salute nelle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), ha siglato un accordo quadro con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e con la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), per evidenziare un protocollo di intervento sui controlli sanitari dei richiedenti asilo, e sui migranti ospiti nei centri di accoglienza. Soprattutto a partire dalla gestione degli sbarchi, che hanno rappresentato la prima modalità di ingresso nel nostro Paese. Secondo lo studio infatti, che riporta i dati del ministero degli interni, nel triennio 2014-2016, si sono registrati 505mila arrivi via mare.

Le pratiche errate da correggere
Finora sui controlli medici effettuati sui migranti non esistevano dei mandati chiari. Le principali conseguenze di questa assenza erano uno spreco di risorse economiche e una perdita di tempo. Poteva capitare infatti che soggetti differenti applicassero, in assoluta buona fede, le stesse procedure di indagine diagnostica sullo stesso migrante, proprio perché non esisteva un coordinamento a livello nazionale. Quindi, per esempio, un test sulla tubercolosi, o una radiografia toracica, potevano essere richiesti ogni volta che il migrante veniva spostato da un centro d’accoglienza all’altro. Esami ripetuti quindi, in ogni nuova località di domicilio, inutilmente. E questo accadeva anche perché non esisteva un database. Uno degli obiettivi delle linee guida è infatti quello di mettere a disposizione del personale medico un sistema di cartelle cliniche informatizzate, di immediata consultazione.


Le tre fasi dell’intervento sanitario
Entrando nel merito del rapporto sull’accoglienza del migrante i medici dovranno distinguere tre momenti. In primo luogo c’è il soccorso, e quindi la prima assistenza che viene assicurata a tutti i richiedenti asilo. In questa prima fase vengono applicati i protocolli per trattare le urgenze, come la febbre malarica, disidratazione, malnutrizione, forti anemie, diarrea. Una novità importante di questo programma di accoglienza è il test di gravidanza che dovrà essere effettuato non appena le donne arrivano al molo, perché se risulteranno positive, inizieranno da subito un percorso assistenziale differente. Quello che avviene poi nel centro di prima accoglienza, in un periodo limitato di tempo, è la verifica di patologie che presentano già i sintomi. In questa fase il migrante non ha ancora perfezionato la sua richiesta di protezione internazionale, e quindi non avrebbe alcuna copertura sanitaria garantita. Nella fase tre, che riguarda invece i centri di accoglienza di secondo livello, cioè gli Sprar, si indagano le condizioni asintomatiche, come le infezioni silenti (HIV, epatiti, infiammazioni della cervice uterina che possono degenerare in cancro). A questo punto possono essere fatte le necessarie vaccinazioni, attivando un circolo virtuoso di prevenzione delle malattie, con ingenti risparmi per il Sistema sanitario nazionale.

Contro le bufale e l’allarmismo
La funzione delle linee guide fornite dall’INMP è anche quella di evitare gli allarmismi, dando informazioni più precise sul reale rischio per gli italiani di contrarre malattie portate dai migranti provenienti da paesi tropicali. “Non ci sono motivi per lanciare allarmi ingiustificati” – ha spiegato Giovanni Baglio, medico responsabile scientifico del progetto – “Non abbiamo rilevato minacce, dal punto di vista delle epidemie, e il motivo è molto semplice: malattie come l’ebola o la tubercolosi non possono essere portate in Italia a causa della durata del viaggio. Nel caso dell’ebola la malattia si risolve, con un decesso o con una guarigione, nel giro di poche settimane, mentre il viaggio effettuato dai migranti è molto più lungo. Per la tubercolosi vale invece il principio opposto: questa malattia ha una progressione molto lenta, si manifesta anche dopo anni, mentre la traversata dei migranti è molto più breve”.

Ma al di là delle tempistiche proprie di queste malattie, bisogna considerare anche l’effetto “migrante sano”, che non riguarda solo la categoria dei migranti economici, che arrivano in aereo: secondo questa teoria esisterebbe anche una forma di selezione naturale ab origine, che permette solo a soggetti abbastanza forti di affrontare un un viaggio così pericoloso. Solo chi gode di buona salute infatti sceglie di sottoporsi a una prova fisica così estenuante, e dall’esito incerto.

Dopo la presentazione ufficiale il ministero dovrà recepire affinché possano essere poi adottate su tutto il territorio nazionale dagli addetti ai lavori.