Il Ministero dell’Interno ci ricasca: cerca un giornalista che lavori gratis


Il ministero dell’Interno cerca giornalisti. Di per sé potrebbe sembrare un’ottima notizia senonché, alla lettura del bando pubblicato sul sito dedicato al corpo dei Vigili del fuoco, appaia un dettaglio tutt’altro che marginale: il giornalista, di comprovata professionalità, dovrebbe lavorare gratuitamente. Insomma, a un anno di distanza dalla figuraccia fatta sempre dal ministero dell’Interno – all’epoca diretto dall’attuale titolare del dicastero degli Esteri, Angelino Alfano – che il 9 marzo del 2016 pubblicò un altro bando del tutto simile a quello odierno, varato dalla Direzione Centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo con protocollo 0002133, il Viminale ci ricasca, un’altra volta. “Premesso che si rende necessario per le esigenze di questo Dipartimento fornire un supporto tecnico di alto contenuto specialistico nelle attività e nei processi finalizzati alla comunicazione e all’informazione pubblica istituzionale; Ritenuto di dover provvedere al conseguimento dell’obiettivo sopra esposto affidando apposito incarico ad un esperto di particolare e comprovata professionalità: Ravvisata la mancanza di una figura idonea all’interno della propria Amministrazione”, si legge nell’incipit del bando pubblicato online e protocollato lo scorso 20 marzo, “è indetta una procedura comparativa finalizzata al conferimento a titolo gratuito di un incarico di prestazione di lavoro autonomo occasionale – prestazione intellettuale, ai sensi degli artt. 2229 – 2238 del codice civile, per l’esercizio della quale è necessaria l’iscrizione in appositi albi od elenchi professionali per lo svolgimento della complessa attività di comunicazione”.
Insomma, traducendo, il Viminale ricerca per il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile un professionista con almeno tre anni di esperienza che non solo sopperisca alla carenza d’organico rilevata dallo stesso ministero, ma che sia anche disponibile a sovrintendere una complessa attività di comunicazione, quindi di una certa responsabilità, a supervisionare e fornire consulenze in materia di comunicazione, “fornire un supporto tecnico di alto contenuto specialistico” e a curare le pubbliche relazioni e promuovere attività sociali a titolo completamente gratuito. Insomma, il Viminale prova, per l’ennesima volta, a volere la solita “botte piena e moglie ubriaca”.