Orlando: “Non mi rassegno alla scissione, voglio far tornare i compagni nel PD”


Non ha dubbi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, candidato alle primarie del Partito Democratico del 30 aprile: “La scissione è stata un tragico e doloroso errore”. E dunque, aggiunge nel corso di una manifestazione della componente SinistraDem (che lo appoggerà nella corsa alle segreteria del partito), “voglio lavorare per far tornare tutti quei compagni e quelle compagne che hanno appeso le scarpe al chiodo”. Un passaggio chiuso da una stoccata all’organizzazione del partito: “Io la scissione la farei con chi paga 100 tessere con la stessa carta di credito”.

Nel corso del suo intervento, Orlando ha poi ribadito quale sarà la linea della sua campagna per le primarie: “Voglio ricostruire il Partito Democratico perché credo che sia in pericolo, ma voglio farlo senza usare toni populisti, perché il consenso costruito con il populismo è un veleno che ti tiene prigioniero. Anche per questo quello che farò sarà teso all’idea di non costruire una leadership individuale, per ricostruire un partito capace di avere un rapporto con chi non ha voce”. Ad esempio, ricorda, “non cavalcherò l’antipatia che si è costruita nella società italiana contro l’Europa, perché la nostra battaglia è dentro l’Europa, per costruire una grande forza progressista europea, quello che oggi il Pse non è”.


Parole che suggellano l’endorsement di Gianni Cuperlo, che dal palco dell’assemblea di SinistraDem aveva concluso: “Serve un cambio di passo e di stagione, non per ostilità verso una persona tanto più che al governo ha fatto cose anche positive. La ragione vera dell’alternativa a Renzi è che il Paese non è più stabile e serve una svolta. Si può rifondare la sinistra ma non da soli, bisogna costruire un centrosinistra più largo e noi oggi qui siamo molto della sinistra di questo partito: l’alternativa si compirà, proviamoci”.