La “caccia al migrante” sui treni tra Italia e Francia viola le leggi e i diritti umani


Ogni giorno a Ventimiglia centinaia di migranti provano ad attraversare la frontiera tra Italia e Francia salendo sui treni diretti a Mentone. Passato il confine, la polizia francese perquisice le carrozze, alla ricerca dei gruppi di stranieri, operazione per cui ha chiesto anche l’aiuto della SNCF, la società ferroviaria francese. Una volta trovati, i migranti vengono fermati e costretti a scendere alla fermata successiva, portati sulla banchina in direzione opposta e rimandati verso l’Italia, senza distinzioni e senza che venga esaminata in alcun modo la loro situazione. Molti di loro, come documentato nel video di Fanpage.it, sono minorenni, che hanno raccontato di aver provato più volte a passare il confine in questo modo.

La situazione è stata denunciata anche da Amnesty International Francia. “Le persone controllate alla frontiera si ritrovano in grande maggioranza private di qualsiasi possibilità di far valere i loro diritti, in particolare quello di chiedere asilo”, ha spiegato Jean-François Dubost, che ha coordinato per la Ong una missione di monitoraggio, evidenziando che “i bambini sono respinti allo stesso titolo degli adulti, in modo sbrigativo e senza possibilità di esercitare il loro diritto e senza neppure essere accompagnati” da un adulto.


“La seconda volta che ho provato ad attraversare il confine in treno mi hanno identificato, credo alla stazione di Menton, facendomi scendere dal treno. Nessuno mi ha rilasciato un documento, ma hanno comunque registrato il mio nome, la mia nazionalità e la mia data di nascita. Dopo di che sono stato fatto salire in un treno per Ventimiglia. Quando ho cercato di attraversare nuovamente il confine a piedi, seguendo i binari, sono stato nuovamente arrestato e la polizia ha provveduto a riportarmi a Ventimiglia”, ha raccontato ad Amnesty Francia Madou, un cittadino della Guinea.

Quanto c’è di legale nei respingimenti operati dalla polizia francese direttamente sui treni? “Praticamente niente”, spiega Anna Brambilla, avvocata di Asgi – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, che segue la situazione alla frontiera italo-francese. “Quello che si sta applicando al confine tra Italia e Francia – aggiunge – è un accordo bilaterale sulla cooperazione transfrontaliera”, firmato a Chambery nel 1997. Per quanto riguarda i migranti adulti, infatti, le riammissioni avvengono sulla base di questo tipo di intese, “e in maniera tutto sommato semplificata: le autorità francesi dovrebbero chiedere a quelle italiane la riammissione di cittadini provenienti dall’Italia, riconsegnandoli alla polizia”. Di per sé, dunque, l’accordo è già violato, visto che nella pratica non c’è nessun passaggio che coinvolga le autorità italiane.

Quando si tratta di minori la situazione diventa ancora più complessa: “Gli accordi bilaterali come quello di Chambery – spiega Brambilla – non distinguono la posizione dei minori da quella degli adulti e sulla base di questo le autorità francesi riammettono in Italia con quella modalità anche i minori. Il problema è che accordi come quello di non dovrebbero più valere perché precedenti al trattato di Dublino o al Codice Frontiere Schengen”. La Convezione di Dublino, in particolare, prevede che non sia possibile respingere minori, soprattuto se questi hanno chiesto asilo. Come si legge in un report redatto da Asgi da Ventimiglia, è “plausibile ritenere che la gendarmerie francese non raccolga le richieste di protezione internazionale al fine di poter considerare applicabile il suddetto accordo. Per le stesse ragioni è plausibile ipotizzare che la gendarmerie attribuisca la maggiore età a molti minori non accompagnati oppure che li consideri accompagnati in seguito ad un estemporaneo affidamento ad un adulto o a un minore considerato maggiorenne”. Per aggirare sia Dublino o anche la riconsegna alle autorità italiane, aggiunge Brambilla, la polizia fa “scendere i minori a Gravon e poi li fa salire sul treno contrario”.

Quelle che si verificano tra Italia e Francia sono “sostanzialmente delle espulsioni collettive, perché non c’è una valutazione della situazione dei singoli. Costituiscono una violazione per la Francia, che ha ratificato il protocollo Cedu” numero 4 che le vieta espressamente, spiega Brambilla. Tra l’altro, l’articolo 13 della stessa ConvenzioneEuropea sui Diritti dell’Uomo stabilisce che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando laviolazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. Anche questa circostanza nel caso dei respingimenti sui treni non si verifica, considerato che molto spesso ai cittadini stranieri non viene dato neanche modo di comprendere le operazioni messe in atto dalle autorità: non sono presenti interpreti, mediatori, legali. La possibilità di fare ricorso è sostanzialmente negata.

In ogni caso, precisa la legale dell’Asgi, va ricordato che anche da parte italiana ci sono violazioni: “C’è a monte un problema di assenza di adeguate informazioni e di accesso alle procedure di relocation e delle disposizioni sui minori stranieri. Perché una cosa che colpisce è che si tratta prevalentemente di minori eritrei, un gruppo nazionale che avrebbe diritto alla relocation. Tra l’altro mancano su confine italiano strutture accoglienza adeguate per i minori. Per cui il problema è veramente complesso, e di violazioni ce ne sono parecchie”.