Il governo torna a proporre lavori non retribuiti per i migranti in attesa di asilo


Durante un’audizione in commissione Affari Istituzionali, il ministro dell’Interno Marco Minniti torna a proporre lavori di pubblica utilità gratuiti per i richiedenti asilo. Il titolare del Viminale sostiene che dovrebbe essere reso possibile l’utilizzo dei richiedenti asilo “per lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei”. Secondo il ministro, “non si creerà una duplicazione nei mercati del lavoro, perché non sarà un lavoro retribuito”. “Bisogna allargare la platea dei comuni che accolgono. Io lavorerò per superare i grandi centri di accoglienza. Servono numeri più contenuti che permettano un lavoro diretto con le autorità locali e un lavoro diretto nel campo dei diritti”, ha proseguito il ministro Minniti, aggiungendo di aver raggiunto un accordo con l’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone relativa a una bozza di contratto che prevede il superamento della figura del gestore unico, la tracciabilità dei servizi e il potenziamento delle attività di controllo del ministero dell’Interno.

Il ministro dell’Interno è convinto sia necessario ripensare il modello di accoglienza attuale, anche se ha specificato che “ciò non vuol dire che l’accoglienza non può aver tempi indefiniti. Questo è il punto cruciale. Il mio primo intendimento è abbattere i tempi per la risposta definitiva sui richiedenti asilo. Nei tre gradi di giudizio perdiamo due anni. Un tempo troppo lungo”, ha spiegato durante il suo intervento. “Bisogna dare il senso che il nostro è un paese che accoglie, che ha le capacità di valutare chi ha diritto e chi non ha diritto e cioè alla fine dare una risposta”.


Sostanzialmente il titolare del Viminale vuole “evitare il vuoto dell’attesa” prodotto da tempistiche oltremodo dilatate. “Su questo si può lavorare d’intesa coi comuni. Questo è un problema per i richiedenti asilo e anche per le comunità che li ospitano” e per questo motivo deve essere prevista “la possibilità di utilizzare i richiedenti asilo per lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei.

Per quanto riguarda invece i nuovi centro di identificazione ed espulsione, Minniti sostiene saranno cancellati e sostituiti da nuove strutture più snelle, ovvero dei “Centri permanenti per i rimpatri” da 1.600 posti a livello nazionale. “Uno per Regione. Un paese di 60 milioni di persone non è in grado di tenere dei centri con 1.600 persone? Su questo mi sento di essere puntuale sulla richiesta. Uno per ogni Regione, di piccole dimensioni, possibilmente fuori dai centri centri urbani, vicini a mezzi di trasporto”, ha concluso il ministro.