Padoan risponde a Ue e prende tempo: “Non aumenteremo l’Iva, fondi da lotta all’evasione”


L’Italia risponde ai rilievi della Commissione europea e propone alcune misure da attuare per correggere leggermente il tiro, ma le contromosse presentate dal Governo Gentiloni non rispondono alle esigenze e alle richieste di Bruxelles. L’oggetto del contendere sono i 3,4 miliardi di euro che la Ue chiede all’Italia di tagliare dal bilancio. Insomma, l’esecutivo per rispondere in maniera esaustiva ai rilievi di Bruxelles avrebbe dovuto individuare i capitoli di spesa e gli strumenti adatti soddisfare le richieste avanzate. La manovra di bilancio varata a fine 2016 dal dimissionario Governo Renzi non rispetta i parametri europei e per questo motivo va corretta, per non incorrere in una procedura d’infrazione che costerebbe molto in termini economici, finanziari e reputazionali al Belpaese. Ma l’Italia, come anticipato da varie indiscrezioni, ha scelto un’altra strada, precisamente ha deciso di tirare per le lunghe le tempistiche della trattativa e di rispondere in maniera poco esaustiva alle richieste.

Il governo Gentiloni nella lettera di risposta a Bruxelles si è impegnato a rispettare le richieste avanzate, ma senza predisporre un adeguato piano e senza peraltro mai nominare l’entità della cifra da tagliare. L’Italia, infatti, punta a minimizzare al massimo i costi e a ottenere uno scontro dalla Commissione europea. “Basandosi su stime più realistiche e più ampiamente negative dell’output gap, inserite nel rapporto, la politica di bilancio italiana nel 2017 e programmata per il 2018 e 2019 è completamente rispettosa con il Patto di stabilità e crescita”, spiega Padoan. “Il Pil sarà probabilmente superiore rispetto alle attese”, si legge poi nel testo della missiva.


Nella lettera il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan torna poi a sottoporre la questione relativa all’emergenza sisma sottolineando che “non possiamo stimare con esattezza l’impatto sulle finanze pubbliche, ma sarà probabilmente molto superiore a un miliardo già nel 2017. Per mobilitare risorse a questo fine sarà creato un apposito Fondo”. Nonostante solo pochi giorni fa il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici avesse dichiarato che nella trattativa correttiva la questione sisma non avrebbe potuto rientrare perché Bruxelles si aspettava risposte puntuali ai rilievi effettuati, il governo Gentiloni sembra non avere alcuna intenzione di mollare la presa.

“L’ammontare generale dello sforzo strutturale per riprendere il percorso verso l’obiettivo di medio termine sarà composto per circa un quarto da tagli di spesa e per la parte restante da aumenti di entrate”, spiega Padoan, sottolineando che “i risparmi di spesa arriveranno per circa il 90% dai consumi intermedi e dalle agevolazioni fiscali”. Inoltre, si legge nella missiva, “seguono i significativi progressi nel controllo della spesa negli ultimi anni e saranno ulteriormente inseriti in una più completa strategia di spending review nella prossima sessione di bilancio, grazie alla riforma del bilancio recentemente approvata”.

Nella replica, quindi, l’Italia promette a Bruxelles un aumento delle entrate di bilancio attraverso la tassazione indiretta e il rafforzamento delle politiche antievasione, sottolineando però di non essere disponibile a varare una manovra aggiuntiva, tantomeno una correzione drastica che potrebbe minare il processo di crescita economica del Paese. Al momento, però, nonostante la replica sia stata correttamente inviata nel rispetto delle tempistiche previste, ancora non è dato sapere esattamente quando il governo si appresterà a fornire delle cifre concrete. “Nell’ambito del lavoro di definizione della politica economica di medio periodo, e quindi in vista del Def, il Governo prenderà tra l’altro provvedimenti di contrasto all’evasione fiscale in continuità con quelli già adottati nel recente passato, estendendone la portata, e di riduzione della spesa, anche grazie alla nuova modalità di costruzione del bilancio dello Stato”. Una data limite viene individuata: il 10 aprile è il termine entro il quale va presentato il Def, che andrà poi successivamente approvato entro maggio, dilatando così’ di mesi le tempistiche previste, nella speranza di intavolare una trattativa più favorevole. Ma nel caso si dovesse andare a elezioni anticipate, con il conseguente scioglimento delle Camere, che cosa accadrebbe? In quel caso l’approvazione del Def slitterebbe di mesi.

Nel corso di un question time al Senato, Pier Carlo Padoan ha ribadito il contenuto della risposta inoltrata a Bruxelles e dichiarato: “Un miliardo é atteso da maggiori entrate derivanti dal rafforzamento di misure contro l’evasione che si sono mostrate già efficaci mentre sono esclusi interventi sull’Iva e sulle agevolazioni fiscali. Esclusa l’estensione a questi fini di ulteriori round di voluntary disclosure. Si tratta di una riduzione necessaria dell’indebitamento netto strutturale di 0,2 punti di Pil e la gradualità dell’aggiustamento strutturale serve a non danneggiare crescita e occupazione”.