Bossi attacca Salvini: “Sta violando i principi della Lega. Se continua così, me ne vado”


“Occhio a cambiare la natura della Lega. Nel nostro statuto c’è il Nord, l’indipendenza della Padania, puntare al Sud significa violarlo e potrebbe costare molto caro in termini di voti a Salvini. Lui è giovane, ci vede bene da vicino ma meno da lontano. Noi anziani invece siamo presbiti, vediamo più lungo”. In un’intervista concessa a Pietro Senaldi di Libero Quotidiano, il “Senatur” Umberto Bossi torna ad attaccare il segretario del Carroccio Matteo Salvini, che secondo Bossi non avrebbe affatto gran consenso elettorale. “Io giro e non vedo tutto questo consenso intorno a Matteo. I sondaggi, si è visto con la Brexit, il referendum e Trump, non sono affidabili. Sono manipolabili e manipolati per dare informazioni sbagliate all’ allocco di turno”, spiega Bossi, annunciando inoltre che potrebbe tornare alla guida della Lega Nord candidandosi come futuro segretario al prossimo congresso. “Se il partito non cambia linea, mi candido – spiega il Senatur. Ma forse sarebbe meglio lasciare il passo a un giovane. Ne ho adocchiato uno che potrebbe andare bene”.

Del nuovo delfino, però, Bossi non fa il nome né si sbilancia a fornire ulteriori dettagli: “Significherebbe tagliargli le gambe. La politica è bastarda, fatta di intrighi e vendette”. Nonostante Salvini sia cresciuto nell’alveo della Lega Nord sin dagli albori politici, secondo Umberto Bossi non sarebbe affatto “una creatura” della Padania, ma anzi ne respinge la paternità addossandola al presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. “E’ una creatura di Maroni, che infatti gli ha lasciato il passo al congresso, dove peraltro Matteo è stato eletto ad alzata di mano, senza voto segreto. Una cosa più bulgara che padana”, racconta. Se la situazione all’interno della Lega Nord non dovesse cambiare, Bossi sarebbe inoltre pronto a lasciare il partito, pur ritenendola una mossa pericolosa a livello politico. “Andare fuori dalle scatole è sempre una possibilità anche se non credo sarebbe una buona idea perché danneggerebbe ancora di più la Lega. Ma per rimanere il partito deve avere un senso, la politica deve avere alla base un progetto, non può essere solo gioco di poltrone”.


Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, Umberto Bossi spera che vengano indette il prima possibile sfruttando il sistema elettorale che “uscirà dal verdetto della Corte Costituzionale il 24 gennaio”. Anche in questo caso, il Senatur non risparmia un attacco a Salvini, spiegando che questo sistema elettorale sarebbe “un miscuglio che fornisce a Salvini l’alibi per la sconfitta: potrà dire di aver perso perché non gli hanno fatto cambiare la legge elettorale”. Bossi non vede di buon occhio nemmeno l’accordo con Silvio Berlusconi, proprio a causa delle aspirazioni da leader del centrodestra manifestate più volte da Matteo Salvini. “Il punto di partenza è che c’è uno scontro in atto tra Berlusconi e Salvini per la leadership del centrodestra. E qui il ragionamento di Silvio non fa una grinza: lui sa che Salvini sta facendo di tutto per candidarsi premier, quindi spinge per il proporzionale, che è la tomba delle aspirazioni del segretario leghista”. Una sorta di contraddizione politica, che però Bossi sostiene abbia un senso: Berlusconi in questa maniera, sapendo che la Lega Nord al Sud non guadagnerà voti, potrebbe utilizzare questa sorta di sconfitta del leghista per riaffermare la propria leadership.

“Per far funzionare le alleanze bisogna ragionare in termini d’ interesse generale, qualcuno deve cedere. Berlusconi e Salvini invece ragionano ognuno per sé e questo porta all’impasse”, spiega Bossi, sostenendo che le primarie potrebbero essere il giusto strumento da utilizzare per rompere lo stallo andatosi a creare. “L’accordo con Silvio alla Lega conviene anche a costo di un passo indietro di Matteo: lo schema vincente per il centrodestra sarebbe un’ alleanza con il maggioritario”, sostiene Bossi, evidenziando inoltre che Parisi, Fitto, Alemanno, Meloni e Storace in quanto semplici comprimari, seguirebbero Berlusconi e Salvini indipendentemente dal tipo di accordo.