Violenza sulle donne, Agcom: “Spot Rai inutilmente brutale, conferma stereotipi”


Dopo le polemiche scoppiate in rete per lo spot della Rai contro la violenza sulle donne, arriva il commento dell’Agcom. Nel video si vedono molti bambini che rispondono a una domanda: “Cosa diventerete da grandi”? “Da grande vorrei fare la veterinaria, il poliziotto, il maestro di sci, la stilista” e via via prosegue la lista fino alla risposta dell’ultima bimba bionda, agghiacciante: “Io finirò in ospedale perché mio marito mi picchia”.

“La violenza contro le donne sembra ormai un’escalation in termini di efferatezza e crudeltà. Va denunciata con forza e incisività, senza temere gli accenti forti”, si legge in una nota diffusa dall’Autorità garante per le comunicazioni. Tuttavia, “il Consiglio Nazionale degli Utenti ritiene che l’ultima campagna trasmessa in seconda serata in questi giorni dalla Rai sia inutilmente brutale (la bambina bionda che profetizza il suo futuro di vittima del marito) e finisca con il confermare stereotipi (i maschietti che in futuro faranno professioni rispettate e di soddisfazione)”. Secondo l’Agcom, “la comunicazione sociale, se vuole davvero essere utile, deve essere competente e sensibile. Riteniamo che il Servizio pubblico debba fare autocritica e sostituire lo spot con misure più efficaci e rispettose della dignità femminile”.
“Non è così che si aiutano le donne! La campagna di comunicazione della Rai per il 25 novembre, giornata per il contrasto della violenza di genere, trasmette un messaggio devastante: il futuro delle bambine è farsi ammazzare. Spot con interviste fatte a bambini e bambine sul cosa vuoi fare da grande si chiudono con la risposta di una bimba che dice ‘non farò nulla perché un marito mi ammazzerà’ o ‘da grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia’”, avevano dichiarato ieri in una nota la Cpo Fnsi, la Cpo Usigrai e la Cpo Rai dove chiedono il ritiro immediato dello spot. Il femminicidio “non è un caso né tantomeno un destino. Messaggi di questo genere sono l’opposto della consapevolezza necessaria a contrastare la violenza, della forza di denunciare e sottrarsi alla violenza. Sono messaggi negativi che continuano a perpetuare l’idea della passività e subalternità femminile. Sono spot dannosi. Oltretutto veicolati, cosa che li rende ancora più inaccettabili, da bambini e bambine”.