Oumoh, arrivata da sola a 4 anni a Lampedusa: dopo giorni di ricerche ritrovata la mamma


Da quindici giorni gli agenti dell’Ufficio minori della Questura di Agrigento cercavano i familiari di Oumoh, una bambina ivoriana di quattro anni arrivata da sola sull’isola di Lampedusa dopo essere stata soccorsa da una motovedetta della Guardia costiera durante un naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia. Alla fine ce l’hanno fatta: la piccola riabbraccerà presto la madre che l’aveva portata via dalla Costa D’Avorio per salvarla dall’infibulazione. Secondo quanto riporta Repubblica, la donna, Zanabou Camara, trentunenne, si trova adesso a Tunisi, e attende notizie su come e quando potrà riabbracciare la figlia. L’aveva affidata a un’amica della sorella, ma non ne aveva avuto più notizie.

A riconoscere Oumoh in una foto esposta nell’ufficio della direttrice del centro d’accoglienza di Lampedusa è stata un’altra bambina, Nassade, malese di otto anni. La bimba era arrivata venerdì scorso sull’isola, insieme alla madre e al fratellino neonato. Ha visto una foto e ha esclamato “Oumoh”. La direttrice del centro – impegnata anche lei da giorni nella ricerca dei familiari della piccola ivoriana – ha chiesto allora alla madre di Nassade informazioni e in questo modo si è riusciti a risalire a Zanabou, che la donna aveva conosciuto in un centro di raccolta in Tunisia. È bastata una telefonata: la madre di Nassade conservava un vecchio numero avuto durante quel periodo, a cui Zanadou ha risposto, scoppiando in un pianto a dirotto non appena ha saputo che Oumoh era viva ed era a Palermo.


La trentunenne e la figlia erano scappate dalla Costa d’Avorio perché la famiglia voleva sottoporre la piccola all’infibulazione. Raggiunta la Tunisia insieme a un’amica della sorella, si erano sistemate lì. Poi Zanabou aveva deciso di tornare in Costa d’Avorio, per recuperare tutti i suoi averi e poi partire definitivamente e stabilirsi in Tunisia. Nel frattempo, aveva affidato Oumoh all’amica. La trentunenne, però, una volta rientrata è stata aggredita dai familiari, che volevano che riportasse la figlia a casa per sottoporla alla pratica dell’infibulazione. L’amica a Tunisi aveva trovato il modo di partire per l’Italia e, non potendo lasciare la bambina, ha deciso di portarla con sé. Durante il viaggio, l’imbarcazione su cui erano si è rovesciata: Oumoh è sopravissuta e, affidata ai soccorsi, non è stata più cercata dalla donna. La piccola è quindi arrivata da sola, senza che nessuno sapesse chi ci fosse con lei. Zanabou, intanto, era tornata a Tunisi, dove non ha trovato né la figlia, né l’amica. I canali dipolomatici di Italia e Tunisia sono già in attività per consentire il ricongiungimento tra madre e figlia. Si aspetta solo l’esito dell’esame del Dna.