Par condicio e referendum, Rai risponde all’Agcom: Salvini a “Che tempo che fa”


Sarà il leader leghista Matteo Salvini a rappresentare il fronte del No per il Referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo durante la trasmissione televisiva “Che tempo che fa” in onda su Rai Tre. Lo ha spiegato la Rai dopo le polemiche dei giorni scorsi sul non rispetto della par condicio che aveva visto anche l’intervento dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Viale Mazzini così ha risposto alla richiesta fatta pervenire ieri proprio dell’Agcom che pretendeva la lista dei prossimi ospiti nella trasmissione di RaiTre dopo la partecipazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ovviamente aveva promosso le ragioni del Sì.

L’annuncio è arrivato dallo stesso segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini, che ha commentato:  “Felice di essere domenica prossima a Che tempo che fa?. Ringrazio Fabio Fazio per l’invito”. Un invito che però non placa le polemiche con il Movimento Cinque Stelle che per primo aveva sollevato la questione del rispetto della par condicio referendaria chiedendo un invito formale in quanto “principale forza politica del Paese nonché il soggetto più rappresentativo nello schieramento del no al referendum”.


In effetti pare che un invito ci sia stato da parte degli autori della trasmissione ma, secondo il M5S, Fazio avrebbe chiesto di avere come ospite Beppe Grillo o Davide Casaleggio. “Un aut aut assurdo”, secondo Roberto Fico, deputato M5S e presidente della Vigilanza Rai che ha spiegato: “La Rai si è interfacciata con diverse voci del No al fine di individuarne una per il riequilibrio della presenza di Renzi. C’è stato anche un contatto con il Movimento 5 Stelle, la principale forza di opposizione, che, a seguito di contatti con i responsabili del programma, ha ricevuto una risposta assurda. Un aut aut. Era già accaduto nel 2015. La Rai sarebbe infatti disposta a ospitare, per il riequilibrio, Beppe Grillo o Davide Casaleggio, che si occupano di aspetti del Movimento che non hanno direttamente a che fare con l’attività parlamentare e che, come si sa bene, non avrebbero mai accettato”.

“In alternativa avevano chiesto il sindaco di Torino o di Roma, totalmente assorbite nell’amministrazione di città molto complesse e quindi non coinvolte nel procedimento di approvazione della riforma. Nessuno degli oltre cento parlamentari che si sono occupati direttamente delle modifiche della Carta in questi anni e che da settimane sono completamente dedicati alla campagna referendaria” ha concluso Fico.